Wolverine Debt of Death

Giappone. Una base dell’esercito americano viene attaccata da un esercito di robot misteriosamente comparso dal nulla e che recano come simbolo la bandiera giapponese. Nick fury e lo Shield vengono incaricati di indagare sull’origine della minaccia,mentre Wolverine si trova in Giappone per scoprire chi ha ammazzato un suo vecchio amico e proteggerne il figlio. Lentamente scopriranno come le due vicende siano collegate tra loro.

Attualmente Wolverine è uno dei personaggi più popolari di casa Marvel al punto che compare in quasi tutte le loro testate. Questo finisce spesso con il generare storie in cui il personaggio è mal caratterizzato e sovraesposto, per questo motivo attendevo con una certa ansia di leggere questo speciale. Nonostante l’autore David Lapham  (Stray Bullets,Silver Fish) fosse una garanzia conservavo qualche timore. Timore che è completamente svanito dopo la lettura. Lapham realizza in sole 34 pagine una storia solida,completamente priva di fronzoli supereroistici in cui prevalgono atmosfere noir e spionistiche,con elementi dieselpunk per quanto riguarda la soluzione relativa all’origine dei robot (creati dall’esercito giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale).

Mentre spesso Wolverine viene descritto come un berserker che alla prima occasione  sfodera gli artigli e sbudella i suoi avversari Lapham sceglie un altro approccio. Il suo Wolverine è più calmo e controllato,impegnato com’è a investigare nei bassifondi criminali di Tokyo e sfodera gli artigli solo quando è strettamente necessario (Ben resa la sequenza in cui il mutante interroga alcuni Yakuza offrendo loro del sake dopo averli pestati). Lo stesso Nick Fury è più simile alla sua caratterizzazione originale,quella delle storie di Jim Steranko e senza quindi ridicoli costumi o improbabili armi,caratteristiche con cui il direttore dello shield è invece rappresentato da troppo tempo (Ripenso al look pieno di tasche e cinture con cui lo disegnava Jim Lee…)

Parlando di disegni il compito spetta a David Aja disegnatore per me sconosciuto prima di questo albo e che mi ha realmente colpito per la sua bravura.Il suo tratto ricorda un po’ quello del Davide Mazzuchelli di Year One e Born Again e ben si presta quindi alle atmosfere del racconto.Un ottima lettura che è per quel che mi riguarda uno degli albi migliori dello scorso anno e che consiglio a chiunque sia stufo di maxi saghe e cross over e voglia leggersi invece una buona storia.

 

Posted on marzo 5, 2012, in Recensioni Fumetti and tagged , , , , , . Bookmark the permalink. 2 commenti.

  1. La prima impressione è che Lapham e Aja siano voluti tornare alle, mai da me troppo rimpiante storie di Logan a Madripor, quelle sì che erano storie ben fatte.
    Poi la Marvel ha rovinato, come sempre, tutto. Ben venga allora una storia come questa, speriamo anzi rappresneti una sana inversione di tendenza.

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